Pozzo S. Patrizio
"Quod natura munimento inviderat industria adiecit" ovvero "Ciò che la natura aveva negato per la difesa (si riferisce all'acqua) lo aggiunse l'attività umana". Così recita l'iscrizione apposta sul famoso Pozzo di San Patrizio realizzato nel 1527 per volere del Papa Clemente VII, che in quel periodo era rifugiato ad Orvieto. Il pozzo fu edificato come riserva d'acqua in caso di assedio o conflitto, su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane. Il pozzo è profondo circa 62 metri e, al suo interno le due scalinate a chiocciola, una per la discesa l'altra per la risalita, sono state costruite in modo tale da essere indipendenti e non comunicanti tra loro. Ogni scala era percorribile dalle persone e dai muli impedendo loro di incrociarsi; questi animali, infatti, andavano ad attingere l'acqua sorgiva sul ponte di legno sopra il livello dell'acqua, dove terminava la scala, per poi risalire dalla parte opposta senza intralciare il passo ad altri nella discesa.
Lungo il pozzo si aprono circa 70 finestroni che servivano per la sua aerazione ed illuminazione, dai quali ci si può affacciare per vedere il pozzo in tutta la sua profondità.
Una curiosità: il nome del pozzo non ha alcuna attinenza con i personaggi del luogo, ma fa riferimento all'abisso irlandese dove era solito pregare San Patrizio.
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Data: 18/04/2008
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